Ri-scrivere il mito per l’infanzia

All’interno del Progetto di Terza Missione dell’Università degli Studi di Torino ‘Miti di Fondazione’ sono stati organizzati alcuni laboratori per le scuole di ogni ordine e grado. Nonostante la solo apparente “oscurità” dei racconti, i miti sono entrati anche nelle scuole dell’infanzia grazie a una serie di attività didattiche promosse dal Progetto.
Miti di fondazione

In collaborazione con il Progetto, il Blog ha lanciato una flash call for Short Narrative & Poetry dedicata a riscritture per l’infanzia del mito di Piramo e Tisbe nella sua versione ovidiana e del più oscuro mito di Erittonio, mito fondativo della città di Atene.

Di seguito i testi selezionati dalla Redazione.
Complimenti a tutte e tutti coloro che hanno partecipato!

Ri-scrivere Piramo e Tisbe

Piramo e Tisbe son nomi un po’ strani,
ma questo è un mito di tempi lontani!
Questa è una storia di secoli fa
Successa molto lontano da qua.
C’era una coppia di innamorati
Dalle loro famiglie ostacolati.
Le loro due case eran proprio attaccate,
Ma le prove d’amore eran tutte vietate…

“Piramo, ascolta i tuoi genitori!
A quella Tisbe non puoi dare fiori!”
“Tisbe, ascolta mamma e papà!
Dimentica Piramo o non esci di qua!”
Ma i giovani, si sa, sanno essere cocciuti
E di fronte all’ingiustizia non stanno fermi e muti!
Facevano, infatti, chiacchiere segrete
Attraverso un buchetto in una parete!
Immaginavano insieme una vita futura
Parlando di nascosto da quella fessura.

Un giorno Tisbe disse: “Ti propongo una cosa.”
“Dimmi, mia cara, con la tua voce armoniosa!”
“Ascoltami bene, per fuggire ho un piano!”
“Che bello! Finalmente potremo tenerci per mano!”
“Prima esco io, poi esci tu.
Ci troviamo al gelso e non ci lasciamo più.”
Piramo accettò senza pensarci:
“Questa notte io e Tisbe potremo abbracciarci!”

Così, a notte fonda, la fanciulla se ne uscì
Per andare all’albero di gelso e poi incontrarsi lì.
Fuori era buio, del buio più nero.
“Ci sarà presto anche Piramo, o almeno lo spero!”
Ad ogni passetto sentiva “crick crack” di rami spezzati,
Sentiva “auuuuu”, lontani ululati,
Sentiva “squit squit”, dei topi la voce,
Sentiva “ROAR!”, una bestia feroce!

A Tisbe scomparve tutto il coraggio.
Di lei una leonessa voleva un assaggio!
“Aiuto aiuto! Una leonessa!”
Gridava Tisbe come un’ossessa.
“Roar roar! Una ragazza!”
Ruggiva la belva come una pazza.
Per lo spavento, così su due piedi,
Tisbe pensò a cento rimedi,
ma ciò che fece sul più bello
fu lanciarle sul muso il mantello!
La leonessa, con le fauci spalancate,
si trovò a masticare delle stoffe pregiate.
“Puah!” sputò il mantello roteando la coda,
“Non mangio vestiti ormai fuori moda!”
Intanto Tisbe era scappata lontano,
mentre Piramo, invece, seguiva il suo piano.

Fuori era buio, del buio più nero.
“Tisbe sarà arrivata, o almeno lo spero!”
Vide rami, lupi, topi, uccelli
E, all’improvviso, un mantello a brandelli!
“Aiuto aiuto!” gridò disperato
“che triste destino mi è capitato!
Tisbe, sotto questa luna piena
Sei diventata di una belva la cena!”
Ai piedi del gelso piangeva a dirotto
Bagnando il mantello che stava lì sotto.

Quand’ecco, all’improvviso,
Spuntò il tanto amato viso!
Tisbe disse: “Piramo, scusami il ritardo!
Sono dovuta scappare da una specie di ghepardo!”
I due si abbracciarono tutti contenti
E si raccontarono i recenti spaventi.
Piramo, allora, con gesto galante,
Volle dei fiori donarle all’istante
E i frutti del gelso, raccolti in un mazzo,
divennero rossi per l’imbarazzo.
Da quel giorno, per ricordare il loro amore
Le bacche del gelso son di questo colore.
Non so se sia andata davvero così,
ma per oggi è tutto, fermiamoci qui!

Filippo Pittavino

Gelso di latte, gelso di neve.
Sotto le tue fronde chi è che viene?
Tisbe corre leggera
Non cerca né ciliegia, né pesca, né pera.
Solo te gelso, di una promessa custode,
vuole trovare, ha il cuore che esplode.
Arrivata, il tuo legno sfiora con mano,
il muro è ormai un ricordo lontano.
Piramo aspetta, il suo sogno è vicino,
oltre l’odio delle famiglie si spinge il destino.

Gelso di perla, gelso di luna
i due amati non hanno fortuna.
Si sente forte un ruggito animale
scappa Tisbe, la voglion mangiare.
Ecco che appare, una leonessa affamata
e il velo le strappa con una zampata.
Piramo intanto arriva sotto i tuoi rami
aspettando soltanto di Tisbe il “mi ami?”
Ma del velo distrutto vede l’orrore:
mai sentirà dell’amata il calore.

Gelso di lana, gelso di sale.
Una vita senza di lei? Meglio un pugnale.
Piramo disperato buca il suo cuore
vuole che ne esca il troppo dolore.
Tisbe corre, lo chiama, torna veloce
dell’innamorato ha sentito l’ultima voce.
“Aspettami, non ti lascio da solo
col tuo stesso pugnale il mio cuore ti dono”.
Il gelso arrossisce, non ha saputo mantenere
la promessa dei due di vivere assieme.

Gelso ormai dei tuoi frutti rosso è il colore,
custode silenzioso di un così grande amore.

Anna Paruzza e Celeste Palmas

Ri-scrivere Erittonio

Tanto tempo fa, ai tempi degli dèi e degli eroi,
ci si faceva scherzi un po’ cattivi, come capita anche a noi.
Un giorno, Poseidone, il dio e il re del mare,
Pensò “Ad Efesto e ad Atena un bello scherzo voglio fare!”

Così andò da Efesto, dentro al suo vulcano.
“Devo dirti un segreto.” Gli disse piano piano.
Ma Efesto, fabbro muscoloso,
Batteva sull’incudine in modo rumoroso!
Sbam sbam! “Non ti sento!” gridò col suo vocione
E l’altro disse “Fermati! E ascolta Poseidone!”
Sbam Sbam Sbam! Efesto dava colpi, un due tre.
Allora Poseidone urlò: “Atena ha una cotta per te!”
Efesto arrossì tutto d’un tratto,
Fermò il martello, poi fece uno scatto.
In men che non si dica, Efesto corse via,
e Poseidone rideva per quella bugia.

Pochi giorni dopo, Atena andò da Efesto:
“Ho bisogno di armi nuove, forgiamele presto!”
Efesto credeva, facendo un errore,
che lei fosse lì per affari di cuore.
“Ho davvero fatto colpo sulla dea della saggezza?
Qui è il caso di fare chiarezza!”
Così, quando la dea entrò in quella stanza,
Lui le fece l’occhiolino con ben poca eleganza.
Atena, offesa e arrabbiata,
gli disse che non voleva esser così oltraggiata.
Ma Efesto, da gran maleducato,
Le stampò un bacio tutto sbavato.
Era vero allora e lo è anche adesso:
prima di un bacio si chiede il permesso!

Atena allora, assai infastidita,
prese un fiocco di lana con la punta delle dita.
Si pulì la pelle con questa sorta di pezza
E la gettò via con sdegnosa fermezza.
Ma siccome si tratta di dèi, successe una cosa strana:
Un bambino nacque lì a terra, da quel piccolo fiocco di lana.
Come se ciò non bastasse, aveva un aspetto un po’ divertente:
Per metà era un bambino, ma per l’altra era un serpente!
“Aiuto, quel bambino ha due code striscianti!”
Dicevano gli umani, tenendosi distanti.
“Aiuto, quella vipera ha le braccia!”
Dicevano i serpenti, facendo la linguaccia.

Atena ne ebbe pena e dunque lo adottò,
fu chiamato Erittonio e crebbe un bel po’!
A causa del suo corpo un po’ bizzarro
Si dice che per muoversi, fu colui che inventò il carro!
Così sfrecciava in giro come un razzo
E per le sue gambe non provava più imbarazzo.
Tutto sommato la sua vita andò così bene,
che i miti ci raccontano che divenne re di Atene.
Che smacco per Poseidone, dio del mare,
Che quella città voleva dominare!
Non so se sia andata proprio così,
ma per oggi è tutto, fermiamoci qui!

Filippo Pittavino

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